VITE IN SALITA

UN VIAGGIO TRA LE DISUGUAGLIANZE NEL MONDO DEL LAVORO

Siamo nel 2021 e ancora oggi sentiamo parlare fino alla nausea di quanto sia importante tutelare i lavoratori e azzerare le disuguaglianze. Noi ragazzi del liceo Antonio Rosmini abbiamo cercato di avvicinarci al mondo del lavoro, partendo da questo argomento. Ci siamo accorti che intorno a noi abbiamo famigliari e professori che hanno vissuto sulla loro pelle delle discriminazioni anche in ambito lavorativo.

A questo proposito ci siamo chiesti se tutte queste disuguaglianze siano ormai radicate all'interno della nostra società o se siano ancora risolvibili. Questi temi vengono spesso discussi superficialmente e si trasformano in questioni politiche, piuttosto che sociali. Da dietro le quinte, molte persone che abbiamo intervistato hanno dato la loro opinione riguardo a una scelta etnica che farebbero se dovessero scegliere tra un medico italiano o uno indiano, entrambi con lo stesso titolo di studi riconosciuto in Italia. Per la maggioranza non ci sarebbe differenza tra i due dottori, ma hanno preferito scegliere quello italiano, affermando: "Mi sentirei più a farmi curare da un medico del mio paese, poiché sono a conoscenza del piano di studi dell'università". Tuttavia, dietro questi numeri, ci sono persone ei loro sogni,

La signora Babis è una donna di nazionalità polacca, madre di tre figli, che è arrivata in Italia per cambiare clima e trovare una cura alla neoplasia. All’inizio sua madre le diede una mano per trovare una sistemazione e un lavoro. I primi impieghi furono come donna delle pulizie, badante e cameriera degli hotel. 

Oltre ai primi problemi burocratici e alla difficoltà nell’apprendimento della lingua, non le furono riconosciuti i titoli di studio. Questi le avrebbero consentito di lavorare come contabile, nonostante il suo sogno sia sempre stato quello di diventare un’infermiera. Sogno che, purtroppo, non si è mai realizzato. 

Dopo un periodo di adattamento le sue lavorative e sociali sono migliorate. Adesso vive una vita tranquilla e ha trovato un lavoro che l'ha aiutata ad avere più autonomia. Possiamo ben dire che la signora Babis, alla fine, ce l'ha fatta.


Il grafico riportato illustra delle risposte da parte di alcuni intervistati alla domanda: “Se dovessi scegliere tra un insegnante trentino o napoletano, quale preferiresti?”. La maggior parte non ha espresso una preferenza, mentre gli altri si sono divisi tra le due scelte. Abbiamo notato che la scelta del docente trentino dipendeva dalla sua preparazione, mentre quello partenopeo dalla simpatia.

Intorno a noi abbiamo trovato un esempio lampante, che rappresenta alla perfezione questo grafico; si tratta della nostra ex- professoressa di scienze Carmen Tufano, laureata in chimica all’università di Napoli. Appena terminati gli studi ha deciso di mandare il suo curriculum nelle scuole di tutta Italia ed è stata chiamata in Trentino come supplente nel 2019. 

Da subito è stata vittima di commenti stereotipati e ha percepito le marcate differenze culturali tra Nord e Sud. Conoscendo sempre più persone, è riuscita a integrarsi nell’ambiente lavorativo e sociale, facendosi apprezzare, ricambiando a sua volta coloro che le stavano vicino. Dopo due anni che vive in Trentino, afferma di sentirsi accettata, senza subire più alcuna discriminazione. 


Abbiamo raccolto ulteriori storie di altri due nostre insegnanti: la professoressa Giulini e la professoressa Wenzel.

La prima è andata a lavorare in Svizzera e in Germania come ricercatrice fisica. Al contrario della storia di Ewelina, lei ha riscontrato meno difficoltà nel farsi riconoscere i titoli di studio e, dopo alcune questioni burocratiche, è riuscita a lavorare. 

Vi mostriamo un ultimo grafico in cui agli intervistati venne posta la domanda: “Dal punto di vista di un’agenzia è più vantaggioso assumere una donna o un uomo?”. La maggioranza risulta essere indifferente, mentre la minoranza è suddivisa in due parti: chi preferisce l’uomo alla donna e viceversa. Per molti la maternità risulta come un impedimento per lo sviluppo dell’azienda e per questo una figura maschile non sarebbe fonte di problemi e di disagi, quali potrebbe causare la maternità di una dipendente. 

Eravamo molto interessati a capire se questa visione fosse un problema globale. Sorprendentemente la prof.ssa Giulini ci ha riferito che in Germania la gravidanza di una lavoratrice non è vista come un ostacolo per un’azienda, al contrario viene incentivata. 

La prof.ssa Wenzel è di origine tedesca, laureata in economia e fu l’ex direttrice di una multinazionale dell’industria elettronica. Nonostante la brillante carriera in Germania, quando è arrivata in Italia ha preferito prendere un’altra strada, diventando una lettrice di tedesco nelle scuole trentine. È riuscita a integrarsi molto bene in questo paese e ha fatto della sua madre lingua, il tedesco, il suo lavoro. 

Sebbene queste persone avessero motivi diversi per trasferirsi da un paese all’altro o da una regione all’altra, sono sempre riuscite ad integrarsi nel loro ambiente lavorativo con fatica e sforzi, combattendo stereotipi e barriere linguistiche, lontano dalle loro famiglie.

Sono diventati il simbolo della fatica che viene sempre ripagata.