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Le disuguaglianze di genere nel mondo del lavoro

Foto di Cecilia

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Siete consapevoli della società nella quale stiamo vivendo?

Viviamo in una società in cui la disuguaglianza di genere penalizza la posizione delle donne in tutti gli ambiti: politico, economico e sociale. Si parla di 707.000 donne inattive in più, specialmente nelle fasce giovanili.  L’Italia è all’ottantaduesimo posto a livello mondiale.

Le donne si laureano più in fretta rispetto agli uomini, un 25,6% per le donne contro un 20,1% per gli uomini.

Tuttavia ci sono scuole superiori a maggioranza femminile, altre maschile. Ad esempio al liceo classico, linguistico e delle scienze umane si iscrivono prevalentemente le ragazze, mentre i ragazzi vanno al liceo scientifico e agli istituti tecnici negli indirizzi tecnologici.    

Anche se le donne nell’ambito lavorativo hanno una buona capacità di adattamento, sono riconoscenti, cordiali e molto sensibili nei confronti dei bisogni e dei sentimenti altrui, un 80,4% delle donne, pur cercando, non riesce a trovare un lavoro. Quindi il 6,5% delle donne si è laureato, ma non ha mai iniziato a lavorare.

Gli uomini, al contrario, separano il pensiero dai sentimenti, nascondendoli il più delle volte e, avendo una personalità molto forte, spesso sono considerati di gran lunga superiori alle donne.

Un manager uomo viene descritto di solito con caratteristiche di successo e qualità superiori rispetto al manager donna. Ma anche si pensa che le donne non abbiano la forza fisica necessaria per alcuni lavori, per altri invece - che necessitano di molto tempo in presenza - le donne non sono in grado di rendersi disponibili al cento per cento, poiché devono occuparsi anche della famiglia e della casa.

Pare che donne e uomini non siano fatti per gli stessi mestieri: questo spiegherebbe, infine, il motivo per cui la donna negli ambiti che riguardano la scienza, la tecnologia, la matematica e l’ingegneria è presente solo per un 38%.

A Trento le donne guadagnano meno degli uomini

Il divario a livello di impiego tra maschi e femmine è rilevante: 99,7 per gli uomini e 68,7 per le donne.

Ma a colpire maggiormente è il differenziale salariale pari al 31,1%. La percentuale cambia a seconda dei lavoratori, se lavorano a tempo pieno o a tempo parziale. Nel primo caso il differenziale salariale è pari al 15,9%, mentre nel secondo caso scende all’8,6% e su queste percentuali gioca un ruolo importante l’elevata incidenza di donne impiegate a tempo parziale: il 54,7% contro il 16,2% degli uomini. 

Nel mentre, l'Italia che fa?

L’Italia sta svolgendo il proprio dovere, ma i risultati non sono ancora sufficienti per il livello europeo.
Per quanto riguarda l’accesso al mondo del lavoro le percentuali di discriminazione sono ancora molto alte.
- Il tasso di occupazione (delle persone di età compresa tra 20 e 64 anni) è del 53% per le donne e del 73% per gli uomini
- il 33% delle donne lavora a tempo parziale, contro il 9% degli uomini.
- il 26% delle donne lavora nell’istruzione, nella sanità e nel lavoro sociale, rispetto al 7% degli uomini e solo il 6% delle donne lavora nelle professioni scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche rispetto al 31% degli uomini.
Sebbene i guadagni mensili medi di donne e uomini siano aumentati, le donne continuano a guadagnare il 18% in meno.




foto di Cecilia

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Molte donne ancora senza lavoro. Perché? Colpa degli uomini?

La donna, agli occhi di molti, può sembrare una persona fragile e poco utile per certi lavori, quando invece la maggior parte delle volte riesce a svolgere un lavoro in modo molto più efficiente ed accurato rispetto ad un uomo.

Nonostante ciò la figura della donna si trova ancora in difficoltà a livello lavorativo per varie ragioni:

  • LA GRAVIDANZA: in molte aziende private le donne vengono licenziate oppure non viene loro rinnovato il contratto di lavoro quando sono in stato interessante. Questo è anche uno dei motivi per cui tante donne hanno smesso di fare figli.
  • PART-TIME: molte donne, spesso non per scelta, lavorano solo 4/5 ore al giorno e, ovviamente, vengono pagate di meno rispetto ad un salario di un tempo pieno.
  • IL MASCHILISMO NELL'ARIA: molti datori di lavoro rimangono ancora dell'idea che la donna non sia adatta per alcuni tipi di lavoro. Ad esempio la figura della donna nell'esercito tuttora non viene pienamente accettata.

    Immagine di Alina

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    Invasione Covid-19: che succede? Avete mai pensato alle conseguenze dello Smart Working?

    A causa del Covid19, molte aziende sono fallite e hanno chiuso, altre hanno ridotto il personale, in altri casi molti lavoratori sono stati costretti a lavorare da casa attraverso lo Smart Working. Quest'ultimo ha danneggiato soprattutto le donne, con l'abbassamento dei salari: una vera ingiustizia!

    E ciò cosa ha portato?

    La pandemia ha colpito la popolazione aumentando il tasso di disoccupazione, specialmente per le donne dell’8,5%.

    Tra il 2019 e il 2020 quasi 470.000 lavoratrici hanno perso l’impiego su un totale di 841.000. Sono quasi 3 milioni le lavoratrici con a carico un figlio con meno di quindici anni di cui giornalmente si occupano per circa 4 ore e 45 minuti contro i 40 minuti dei padri. Questo problema è aumentato con la pandemia: con le scuole chiuse, il lavoro di cura per le madri lavoratrici è aumentato a dismisura e per molte si è sommate al lavoro retribuito. Infatti, molte donne sono impiegate in un lavoro part-time. Viene visto inferiore, ma nella maggior parte dei casi è per difficoltà familiari.

    “Non sono Wonder Woman anche se ho tre figli e un lavoro” (fonte)
    “Con l’emergenza Covid, il lock down e la chiusura delle scuole a marzo, il fare più cose allo stesso tempo è diventata una modalità costante, assillante, impossibile da sostenere” (fonte)

    Nonostante tutto la società attuale sta evolvendo: anche la disuguaglianza di genere scomparirà?

    DUE PAROLE SUL NOSTRO SONDAGGIO

    Abbiamo proposto agli studenti della nostra scuola "Liceo Andrea Maffei" di rispondere in modo anonimo ad alcune domande incentrate sull'evoluzione del lavoro femminile dal dopoguerra ad oggi.

    Credi che nella società di oggi esistano ancora lavori considerati "solo per donne" ?

    Ci ha colpito molto il fatto che una buona parte di ragazzi, quasi la metà, abbia risposto in modo affermativo, quindi un parte dei giovani pensa ancora oggi che la donna non possa svolgere gli stessi lavori dell'uomo.

    Immagine di Alina

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    Cosa bisogna fare per migliorare?

    E’ evidente che c’è un problema culturale e politico, preesistente alla crisi sanitaria. Un periodo come quello che stiamo vivendo offre l’occasione di riflettere e di ripensare agli spazi, alle relazioni e alle priorità. E’ possibile ripensare al lavoro domestico e di cura come una responsabilità di tutti e non solo delle donne.  Occorre una politica che stimoli l’informazione e la stampa a tener conto della parità di genere, ma occorre anche indirizzare l’attenzione sull’istruzione, con l’obiettivo di fondare un percorso educativo sulla parità, al fine di eliminare gli stereotipi e determinare una vera e propria modifica culturale: il Paese potrebbe diventare intelligente, sostenibile e solidale con elevati livelli di occupazione, produttività e coesione sociale.