Amazon: l'ombra sotto le apparenze


Jeff Bezos. Fonte: italiaoggi.it
Jeff Bezos. Fonte: italiaoggi.it

Logo Amazon. Fonte: focustech.it
Logo Amazon. Fonte: focustech.it

Sede Amazon a Seattle. Fonte: digitalic.it
Sede Amazon a Seattle. Fonte: digitalic.it

Prime Air. Fonte: mobilità.org
Prime Air. Fonte: mobilità.org

Sede Amazon VIgonza. Fonte: mattinopadova.geolocal.it
Sede Amazon VIgonza. Fonte: mattinopadova.geolocal.it
Storia di Amazon
Il 5 luglio del 1994 un giovane americano chiamato Jeff Bezos fondò Amazon. Jeffrey Preston Bezos è nato il 12 gennaio 1964. Al primo posto per il quarto anno consecutivo come persona più ricca del mondo con un patrimonio di 191,4 miliardi di dollari.
Amazon.com è un’azienda di commercio elettronico statunitense con sede principale a Seattle nello stato di Washington più precisamente a Beacon Hill. Fu fondata a Seattle nel 1994 con il nome di “cadabra.com”. L'idea fu un successo e lo dimostrarono proprio i numeri che l'e-commerce riuscì a fare nel primo anno.
Nel 1997 riuscì ad entrare in borsa e Bezos iniziò ad inserire anche videogiochi, articoli per la casa ecc. Il vero Boom però ci fu nel 2002 dove Amazon lanciò “Amazon web Services”.
Si inizia a capire che Amazon realizza la maggior parte del suo fatturato dai servizi che offre partendo da “Amazon Prime” che si ramifica anche in tanti altri servizi: ci sono “Prime Now” “Prime Video", "Prime foto”, “Prime Music ”e “Prime Drive”. Nel 2007 invece è il boom degli ebook. Nel 2014, oltre al suo assistente vocale, Amazon lancia anche il suo “Fire phone”. Nel 2016 esce “Prime Air”. Nel 2018 invece esce una grande novità per una realtà on-line ovvero “Amazon Go”, il primo Store di Amazon fisico dove non ci sono le casse.
Una sede a Vigonza
L’inaugurazione della sede di Amazon situata a Vigonza è avvenuta il 1 ottobre del 2017. Ha creato 275 nuovi posti di lavoro, più precisamente 200 corrieri e 75 magazzinieri. Prendendo in considerazione l’ultimo dato dobbiamo sottolineare però che solo 25/75, quindi un terzo, sono a tempo indeterminato.
Inoltre l’anno seguente, il 23 novembre del 2018, ci fu la manifestazione per protestare per l’ambiente ma Amazon affermò di utilizzare automezzi a basso consumo e veicoli elettrici ma l’evento più importante accadde pochi mesi fa, il 13 febbraio del 2021. In questa giornata ci fu lo sciopero dei lavoratori a causa di ritmi di lavoro insostenibili, stipendi ridotti all’osso, scarse condizioni di sicurezza, anche per quanto riguarda il Covid-19. A dimostrazione di ciò, l’intervista effettuata dal Mattino di Padova mostra una tipica giornata lavorativa di un driver Amazon.
Nell’arco di 9 ore devono effettuare in media 140/150 consegne da fare, questo per coloro che hanno un contratto indeterminato mentre i dipendenti con un contratto a termine in alcuni giorni effettuano anche 200 consegne. Mediamente il tempo di consegna é di 3 minuti cerca, la pausa a loro concessa è di 30 min. Solitamente si lavora anche nel fine settimana per andare incontro al cliente, che già più probabilmente si trova a casa e non al lavoro o magari ha urgente bisogno della consegna di un articolo. Lo stipendio medio si aggira attorno ai 1000/1100 euro al mese. Come ci mostrano i dati i dipendenti sono sottoposti ad un ritmo molto frenetico che può arrivare a provocare incidenti, quindi diventano un pericolo non solo per se stessi ma anche per gli altri inoltre i danni dei mezzi sono a carico del corriere. Bisogna sottolineare inoltre che prima dello sciopero era già stata avviata una trattativa mai conclusa perché Amazon ha scelto di ritrattare e voler una trattativa nazionale e non regionale. Richiedono quindi miglioramenti contrattuale per non sentirsi schiavi dell’algoritmo.
Come si lavora in Amazon e la rappresentanza sindacale
Siamo quasi certi che almeno una volta in questi ultimi mesi vi sia capitato di vedere uno degli spot pubblicitari mandati in onda dalla multinazionale Amazon, nei quali persone con un sorriso a dir poco smagliante affermavano di essere orgogliosi di poter lavorare per la propria azienda e di come questo impiego li abbia aiutati a migliorare le loro condizioni di vita. Ma è davvero così? Com'è realmente la vita di un dipendente Amazon?
Per capirlo abbiamo intervistato Marco Zanotto, un sindacalista dell’ADL Cobas, che si occupa delle problematiche lavorative che un dipendente può incontrare nel suo lavoro, in particolare è specializzato nel settore della logistica.
“In questo ambiente - spiega Zanotto - sono all'ordine del giorno gli episodi di sfruttamento”: l'azienda, pretendendo di risparmiare sempre più sulla manodopera, crea delle condizioni di lavoro disumane.
In primis, Amazon, basandosi su algoritmi, chiede ai propri dipendenti di effettuare un numero di consegne giornaliere decisamente esagerato: in media i driver devono consegnare addirittura dai 90 ai 130 pacchi al giorno. I guidatori si trovano quindi costretti a lavorare velocemente, molto spesso non rispettando il Codice della strada, rischiando multe - a loro spese - o alla peggio incidenti stradali, pur di non tornare in sede senza aver consegnato tutti i pacchi. Per rispettare questo programma i driver non possono fare nessuna pausa e sono costantemente controllati per mezzo di palmari che rendono sempre reperibili.
Negli ultimi tempi Amazon ha deciso di aumentare il numero di ore lavorative da 39 a 44, poiché suppone che un driver abbia una disposizione diversa pausa, invece sono solo brevi tempi morti in cui il fattorino aspetta il cliente per la consegna.
Questo tipo di attività provoca diversi problemi: innanzitutto lo stress, causato dal carico di lavoro e dal fatto che lo si deve svolgere rimanendo sotto stretto controllo dell'azienda, può raggiungere livelli molto alti; in più spesso ci si trova di fronte a patologie dovute alla posizione da mantenere al volante per molte ore consecutive. Le stesse difficili condizioni lavorative sono presenti anche nei magazzini, dove i dipendenti si vedono obbligati a spostare carichi pesanti, andando incontro a veri e propri problemi di salute, quali affaticamento e professionali - per esempio ernia o patologie riguardanti gli arti.
Il compito dei sindacalisti è quello di far fronte a queste difficoltà. Tuttavia ciò risulta spesso complicato per diverse ragioni. In primis i dipendenti, i quali sono stati assunti da aziende terze, sono disposti ad adatti a queste condizioni pur di non rimanere disoccupati, soprattutto in questo difficile periodo di pandemia. In loro si è ormai radicalizzato il pensiero che, sebbene possa risultare stancante e faticoso, questo è pur sempre un lavoro. Come spiega Marco Zanotto, infatti, molti si ritengono fortunati di avere un impiego e non vorrebbero doverlo lasciare.
Per quanto riguarda questo aspetto è importante dire che moltissime volte i datori di lavoro offrono un contratto a chi ne ha bisogno per garantirsi il permesso di soggiorno: facendo così nasce un ulteriore motivo per cui i lavoratori non possono lasciare il posto o cercare di muoversi per cambiare la situazione. Inoltre per far sì che i sindacati agiscano, è necessario che i lavoratori si organizzino protestando per cause comuni, ma ciò spesso non accade poiché essi lavorano singolarmente.
I consumatori: le abitudini e le scelte di comprare e non comprare
Nell’ultimo periodo gli acquisti via Amazon sono cresciuti, soprattutto per via della reclusione forzata a cui siamo tutti costretti.
Nonostante ciò, l’utenza di Amazon è sempre stata, anche negli scorsi anni, piuttosto alta, portando ai proprietari del sito incassi notevoli, a discapito delle piccole compagnie che si trovano spesso penalizzate dalla presenza di grandi multinazionali. Per via della pandemia globale infatti molte persone ricorrono allo shopping online anche per comprare le cose più banali; le categorie di oggetti più acquistati ultimamente sono state specialmente quelle di tipo letterario, alimentare, abbigliamento di ogni genere, tecnologia ed elettronica. In molti hanno deciso di fare compere utili per non annoiarsi durante la quarantena, come ad esempio libri, oggetti da palestra e tecnologie di vario tipo.
Preferenze dei consumatori
Per approfondire questo tema abbiamo posto ad alcuni consumatori e utenti della piattaforma alcune domande.
I consumatori a cui abbiamo chiesto informazioni sono persone perlopiù giovani. La maggior parte ha affermato di acquistare maggiormente dalle multinazionali online, tra i nostri intervistati infatti solo 1 su 10 ha dichiarato di favorire lo shopping nelle piccole imprese. Questa preferenza deriva soprattutto dal fatto che i prezzi che trovano all’interno della piattaforma sono convenienti e perciò più accessibili.
La frequenza dell’uso di questa piattaforma invece varia in base all’età: gli intervistati tra i 16 e i 30 anni hanno affermato di comprare molto spesso, anche fino a 7-8 volte al mese; mentre gli intervistati di età superiore ai 30 anni hanno dichiarato di usufruire della piattaforma molto di rado, poche volte al mese o quasi mai.
Molti degli utenti a cui abbiamo posto le domande hanno un abbonamento ad Amazon Prime. Si sono trovati tanto bene da essere disposti a consigliarlo ad altre persone: infatti non hanno quasi mai riscontrato dei problemi nell’acquisto dei prodotti.
Considerazioni finali
In conclusione abbiamo notato che una cospicua parte degli intervistati predilige l’acquisto di prodotti dalle multinazionali online rispetto al recarsi nei piccoli negozi o nelle piccole imprese. Questo monopolio di Amazon tuttavia sta portando con sé all’aumento di due fenomeni: in primis i suoi dipendenti si trovano spesso in condizioni lavorative pessime, sono poco retribuiti e sono costretti a sopportare ritmi al limite del disumano. Insomma, è una vera e propria forma di sfruttamento moderno. Oltre a ciò si sta assistendo ad una lenta ma inesorabile scomparsa delle piccole imprese e attività locali, le quali non riescono a sopportare l’imbattibile concorrenza delle multinazionali emergenti, che possiedono prezzi decisamente inferiori al valore di mercato. Perciò, alla luce di tutto quello che è stato detto in precedenza, è inevitabile che le multinazionali online, nel particolare Amazon, dominino il panorama del commercio internazionale.
Silvio Pieri, Anna Tessari, Alessandro Pinton, Emma Temporin, Caterina Baido, Jospin Ndongo
Intervista ad un lavoratore dell’azienda
Per il nostro progetto abbiamo deciso di interessarci alle condizioni di lavoro fisiche e mentali dei lavoratori dell’azienda statunitense multimiliardaria Amazon, in particolare dopo gli scioperi del 15/02/2021 e del 22/02/2021, svolgendo un’intervista ad un corriere che lavora per la sede di Padova da 4 anni. Qui vi è riportata l’intervista:
1. Come ti chiami? “Mi chiamo Giovanni.”
2. Quanti anni hai? “Ho 28 anni.”
3. Da quanto lavori per Amazon? “Lavoro per Amazon da 3 anni, da quando ha aperto la sede a Padova nel novembre 2017.”
4. Che lavoro fai? “Lavoro come corriere.”
5. Ti sei mai infortunato? “No, tranne qualche piccolo incidente, non ho mai avuto un infortunio fisico.”
6. Com’è la condizione di lavoro? C’è differenza con le aspettative e con ciò che viene detto al colloquio? “Nel corso dei 3 anni in cui ho lavorato a Padova, ci sono stati diversi cambiamenti. All’inizio il contratto prevedeva 8 ore di consegne al giorno con 70 o 80 stop di media. Le condizioni col tempo sono peggiorate, perché ora siamo obbligati a fare 9 ore e mezza di consegne al giorno con 150 stop di media, con picchi di 160.”
7. Dopo l’emergenza sanitaria cos’è cambiato? “Con la chiusura dei negozi gli acquisti su Amazon sono aumentati, anche perché per paura del virus molte persone preferiscono acquistare online. Sono aumentati così le ore di lavoro e gli stop, difficili da fare a causa della chiusura dei bar.”
8. Com’è il salario? “Nel periodo di pandemia Amazon ha concesso un’indennità per qualche mese da marzo 2020 fino a luglio 2020 e poi da dicembre, ma non è stato continuo.”
9. Scioperi. Perché un lavoratore dovrebbe partecipare allo sciopero? “Io sono un RSA di CGIL. Abbiamo organizzato due scioperi: il 15 febbraio, indetto da noi, e il 22 febbraio, che però è stato nazionale. Un corriere Amazon dovrebbe partecipare allo sciopero perché le condizioni di lavoro sono diventate insostenibili e si potrebbero migliorare. Un corriere con contratto indeterminato dovrebbe aderire allo sciopero anche per impedire alle associazioni di categoria che rappresentano Amazon (che si copre dietro aziende) di peggiorare le condizioni. Ad esempio, vogliono inserire nel contratto due domeniche obbligatorie, togliere il pagamento dei primi 3 giorni di malattia, aumentare la flessibilità lavorativa, togliere diritti sindacali come sciopero, aumentare il monitoraggio e il controllo effettuato sul corriere.”
10. Senti che le tue condizioni di lavoro siano al livello dello sfruttamento? “Assolutamente sì.”
11. Riguardo ai mezzi? “Le aziende in appalto da Amazon forniscono il furgone e pagano loro la benzina. Se viene fatto un danno al mezzo o un incidente o si prende una multa durante l’orario di lavoro, deve pagare il lavoratore che ha causato il danno. Può succedere che nonostante venga pagata la franchigia e quindi Amazon abbia preso i soldi per riparare i furgoni, essi non vengano sistemati.”
12. Se si infortuna il conducente che sta lavorando cosa succede? “In caso di infortunio ci pensa l’INAIL, Amazon non da niente. Una volta una ragazza madre è finita in ospedale e Amazon ha cercato di nascondere la notizia.”
13. Danno il congedo di maternità? “Si, lo danno. Dipende se il lavoratore ha un contratto a tempo determinato o indeterminato; in quest'ultimo caso sono obbligati per legge a concederlo.”
14. Che cosa chiedi, per che cosa scioperi? “Sciopero principalmente per abbassare l’orario di lavoro a parità di stipendio, aumentare la parte economica, come ad esempio aumentare l’indennità di trasferta di 14 euro al giorno e normare il carico di lavoro, rendendolo meno stressante.”
Giovanni ha accettato volentieri di partecipare e durante l'intervista si è mostrato interessato a rispondere alle nostre domande, esplicitando le condizioni socio lavorativi dei corrieri Amazon.

Fonte: ildenaro.it
Fonte: ildenaro.it

Fonte: borderline.24
Fonte: borderline.24

Fonte: giornale di Rimini
Fonte: giornale di Rimini

Cartolibreria Prosdocimi, Pd- (Fonte: ZonzoFoz.com)
Cartolibreria Prosdocimi, Pd- (Fonte: ZonzoFoz.com)

Fonte: mattinopadova.gelocal.it
Fonte: mattinopadova.gelocal.it
Amazon sta danneggiando l'economia dei negozi locali?
In quest’ultimo periodo, segnato soprattutto dall'avvento della pandemia, sempre più persone hanno fatto uso di siti di compere online come Amazon danneggiando così le imprese di coloro che lavorano in proprio. Abbiamo quindi condotto un'indagine per capire cosa ne pensano i lavoratori.
L'ascesa dei siti online
I nostri inviati sono entrati in contatto con il gestore di un negozio al fine di porle qualche domanda. Da entrambe le interviste risulta evidente la richiesta di aiuto che queste persone fanno allo Stato. Avendo dovuto chiudere i negozi a causa della pandemia hanno dovuto far uso dei loro risparmi personali per poter far sopravvivere la loro attività e si trovano ora in grande difficoltà, inoltre il restare chiusi in casa ha portato le persone a rivolgersi a siti online anziché ai negozi. Già negli ultimi anni le persone hanno cominciato a comprare da piattaforme di vendita online come Amazon a discapito dai negozi che si possono trovare vicino a casa; basti pensare che nel già nel 2016 negli Stati Uniti il 52% della popolazione ha l’app di Amazon, cioè più delle persone che vanno in chiesa (51%), e di poco inferiore alla percentuale di coloro che sono andati a votare.
Vari sono i motivi per cui la gente ha cominciato a comprare online:
1) LA COMODITA': è infatti molto più facile ordinare online da casa propria senza dover uscire per raggiungere uno specifico negozio, cosa che viene accentuata quando si va in cerca di un articolo specifico non reperibile facilmente
2) I PREZZI VANTAGGIOSI è noto che la prima cosa che guarda il compratore è il prezzo dell’articolo e si sa che le piattaforme di vendita offrono prezzi molto vantaggiosi rispetto a quelli che troviamo nei negozi, un esempio banale può essere quello di una penna, su Amazon costa intorno ai 10 centesimi mentre se andiamo in una cartolibreria il suo prezzo non sarà inferiore ai 30 centesimi.
Anche recarsi fisicamente nei negozi ha certo il suo fascino e i suoi vantaggi: per esempio per quanto riguarda i vestiti essi si possono provare e in seguito si può decidere se procedere all’acquisto, inoltre i prodotti nonostante abbiano prezzi più alti hanno una qualità maggiore.
Il pensiero degli intervistati
Serena
(PUNTI SALIENTI):
1)Da quanto tempo hai aperto il tuo negozio? “da 1 anno”
2)Lo Stato dovrebbe aiutare i lavoratori più colpiti dal Covid ? “Assolutamente si, perchè per una lavoratrice come me che ha appena aperto una nuova attività è molto più penalizzata di altre. Poi, oltre al poco afflusso di gente, la continua apertura apertura/chiusura rende sempre più difficile il guadagno che, pur essendo poco, è assillato dalle bollette”
3)Cosa pensi dei prezzi modici che offre Amazon? “Amazon è una trovata fantastica, tant'è che lo utilizzo anche io, ma lo è meno l’impatto che esso ha sulla mia attività. Nonostante ciò, credo che riguardo al rapporto qualità prezzo i piccoli negozi abbiano la meglio”
4)I negozi sopravviveranno? “Si, ma dovranno adottare nuove strategie com quella della sponsorizzazione sui social media, e invitare il cliente ad andare in negozio”
PUNTO DI VISTA DELL'INTERVISTATA
Dall’intervista online che abbiamo fatto a Serena, proprietaria di un piccolo negozio di vestiti nel padovano aperto più o meno un anno fa in piena pandemia, è emerso che Amazon sta progressivamente compromettendo tutti i negozi che sopravvivono di merce da vendere. Ad aggravare ulteriormente la situazione è stata la pandemia che, come ben sappiamo, con le continue chiusure e aperture imposte dallo stato ha contribuito a danneggiare le piccole attività, che molto spesso nemmeno lo Stato stesso aiutava. Lei stessa, raccontando della sua esperienza, dice che ogni risparmio che aveva messo da parte è stato sacrificato per pagare le bollette e l’affitto del proprio negozio, e senza di essi sarebbe sicuramente fallito. Riguardo alla concorrenza con Amazon, Serena sostiene che sia molto più piacevole comprare i vestiti nei negozi, perché si ha la possibilità di provarlo in prima persona e sapere già prima di comprarlo se è adatto a noi. Fortunatamente esistono ancora tantissime persone che, invece di collegarsi ad un sito per scegliere un capo di abbigliamento, preferiscono entrare in un negozio reale.
Serena ha espresso il disappunto verso l’intervento dello stato che non è riuscito a tutelare la sua attività e spera che la cosa migliorerà in futuro.
Giovanni
(PUNTI SALIENTI):
1)Da quanto tempo hai aperto il tuo negozio? "Da ormai 10 anni"
2)Lo Stato dovrebbe aiutare i lavoratori più colpiti dal Covid? "Ora più che mai, perché molti negozi che appartengono alla mia stessa categoria stanno per fallire o sono già falliti. Poi credo che, oltre ad aiutarci economicamente, debba anche occuparsi delle compagnie di vendita online che per esempio non vengono tassate a dovere, proprio come Amazon "
3)Cosa pensi dei prezzi modici che offre Amazon? "Sono molto rattristato all'idea di chiudere il mio negozio a causa della pandemia, anche se credo che il problema principale riguardi la schiacciante concorrenza di prezzi offerti da Amazon. Al momento non vedo altre vie d'uscita per me e credo che dovrò mettermi l'anima in pace"
4)I negozi sopravviveranno? "Per quanto riguarda il mio tipo di attività credo di no. Questo perché la mia merce non ha bisogno di essere indossata o provata prima dell'acquisto. Un'altra possibile fonte di guadagno, oltre ad articoli di cartolibreria, era quella dei preordini di libri scolastici, ma da poco multinazionali come Amazon hanno iniziato ad occuparsi anche di quello, offrendo un servizio 100 volte più conveniente del mio.
PUNTO DI VISTA DELL'INTERVISTATO
Abbiamo intervistato anche un altro commerciante della nostra città, Giovanni, proprietario di una cartoleria aperta una decina d’anni ormai sull’orlo della chiusura definitiva. Anche lui, come Serena, si è ritrovato in grande difficoltà durante questo periodo di pandemia. Come nell’intervista precedente, il proprietario ci ha raccontato di come già negli ultimi anni molti negozi come il suo, oltre ad esempio biblioteche e librerie, stiano lentamente perdendo clienti; questo perché negli ultimi anni una gran fetta di popolazione ha deciso di spostarsi sul digitale per comprare, sia perché i prezzi sono più convenienti e sia perché non esiste più il problema dello spostamento. Così questi siti hanno eliminato la concorrenza dei negozietti, Giovanni ci ha infatti spiegato che vendere la sua merce ai prezzi dei negozi online sarebbe un suicidio per la sua attività. Secondo Giovanni lo Stato non dovrebbe solo aiutare economicamente queste piccole attività, ma anche occuparsi direttamente delle compagnie di vendita online che per esempio non vengono tassate a dovere. Ci ha fatto notare che comunque sarà veramente difficile riuscire a tornare ai ritmi di vendita che aveva un anno fa, questo perché con la pandemia questo processo di migrazione di persone verso le piattaforme digitali di vendita è stata accelerato e molte di queste persone non tornerà ad acquistare nel modo tradizionale. Al contrario di Serena, sarà difficile che la sua attività si riprenda, essendo Giovanni già in un settore che piano piano sta già scomparendo le sue previsioni per il suo futuro non sono ottimiste. Infine ci ha voluto ringraziare di avergli dato la possibilità di denunciare questo problema, infatti mentre la vita di molti è forse diventata più comoda, la vita di molti altri, e delle loro rispettive famiglie, è stata rovinata.
Articolo scritto da Marasciulo Jacopo, Riccardo Patron, Mario Anghel Valentin






